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viaggio nelle nostre righe storte


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Mamma e figlia..a confronto

Oggi ho pensato di fare una comparazione tra due scritture notando come il legame e il rapporto tra una mamma ed i suoi figli, inevitabilmente influenza.

La scrittura della mamma è di qualche anno fa, all’epoca aveva 38 anni, mentre la scrittura della figlia è abbastanza attuale e ne ha 12 di anni.

Per farvi capire meglio la contaminazione grafica è stato necessario, e anche doveroso, mettere le foto di entrambe le grafie. La prima che vedete è della mamma, la seconda ovviamente della figlia.

gloria

daria

Impressionante vero? Paradossalmente sembra l’evoluzione di una stessa grafia tra l’essere adolescente e diventare poi matura. Come ho già più volte detto, è palese che ci sono delle differenze e che sono queste differenze a rendere “personale” la scrittura.

La prima grafia è più piccola della seconda, dà un po’ più di respiro tra le righe, è meno gonfia. E’ da tenere a mente che comunque parliamo della scrittura di una bambina che sta per affacciarsi all’adolescenza e che questa è una fase della sua vita. Sarà sicuramente interessante vedere come evolverà tra qualche anno quando sarà prossima ai 18 anni (sperando che a leggere, la mamma non si faccia venire un coccolone pensandola 18enne!! 🙂 ). Quello che è evidente è quindi la scelta da parte di entrambe dello script. La mamma lo ha mantenuto negli anni e lo ha reso molto personalizzato, la ragazzina (a 12 anni si è passati dal “bambino” al “ragazzino”) lo ha personalizzato ancora poco, ma ci sta lavorando. Entrambe con questa scelta, ci suggeriscono il volersi far conoscere si, ma non completamente. Entrambe hanno la tendenza a razionalizzare; tutto  quello che vivono, o quasi tutto,  lo vivono molto di testa e poco di cuore. Questo ovviamente non vuol dire che siano due persone che non provano sentimenti, tutt’altro perché le due scritture sono pastose quindi  la partecipazione e l’affetto c’è, ma entrambe hanno la tendenza a non esprimerlo. L’espressione di quello che si prova, del bene che si vuole e si sente, lo sapete avviene in molti modi..miliardi di modi, tutti notevolmente soggettivi. Diciamo che in questo rapporto, l’amore si dimostra con atti pratici (ti cucino, ti porto a scuola, faccio i compiti, cerco di ubbidirti ecc) piuttosto che con vere effusioni quasi “smielose” di abbracci, baci, carezze. Io personalmente lo definisco “amore pratico”: piuttosto che un bacio ti faccio trovare un piatto di pasta a tavola. Ti nutro in senso materiale.

La seconda scrittura abbiamo detto che è gonfia. Le vocali e i cerchietti delle P sembrano gonfi d’aria. Appartiene agli orali di Freud, e si sa (visto ho detto lo sono anche io) che chi fa parte di questa categoria si nutre si, ma il suo principale nutrimento sono proprio le carezze i baci le coccole insomma… tutte le moine che potete fare a un cucciolo. E di affetto i cuccioli quanto ne ispirano? 🙂 Da qui la domanda: la seconda scrittura ha bisogno di un piatto di pasta? E un’altra domanda: la prima scrittura ha bisogno di un piatto di pasta? No..o meglio.. si se non vogliono morire di fame!, ma tutte e due, perché anche la mamma fa parte degli orali di Freud, vogliono coccole baci e carezze :-). Solo che entrambe sono un po’ chiuse, si proteggono e si tutelano… oserei dire “timide” e la seconda non chiede alla prima, e la prima pensa che sono quasi inutili perché l’amore si dimostra con altre cose. Coi fatti.

Entrambe controllate con il netto aiuto dell’intellettualizzazione dei propri stati d’animo, hanno un carattere diciamo forte, una presenza massiccia in quello che è il loro ambiente. Tutte e due prendono lo spazio di cui necessitano e forse anche un po’ di più, con il rischio che l’invasione possa creare qualche scaramuccia per chi fa valere di più la propria presenza e il proprio ruolo in questo caso nell’ambiente familiare. La seconda scrittura in questo periodo poi, lo sottolinea anche  con il rovesciamento che ci indica il dissenso nei confronti di quello che rappresenta grafologicamente la sinistra: la famiglia, l’educazione, le regole, la madre.

Ma il fatto che la seconda scrittura si accosti al modo di scrivere della prima, mi fa pensare al forte legame che c’è tra le due :-).


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Riflessioni..su un graffito

Una delle cose belle di usufruire dei mezzi pubblici (e non iniziate a polemizzare sui tempi , traffico, persone costipate come sardine ecc. ecc.!) è che ci si può guardare intorno mentre si raggiunge la meta ..la teoria del “vedere sempre il lato positivo” mi è sempre piaciuta :-). Mi piace osservare, le persone, le strade..le scritte sui muri o sui mezzi..

Tempo fa, proprio prendendo la metropolitana, sono entrata in un vagone decisamente pittoresco..pieno zeppo di scritte! Ora,  non sono certo qui per fare la “moralista” e sostenere l’inciviltà e tutto quello che normalmente si commenta quando entri in un mezzo “pubblico” e lo trovi in “quelle condizioni”. Se ne sto facendo un breve articolo è semplicemente perché ho osservato quello che mi circondava in quel momento e, vi dirò..mi ha divertito e mi è piaciuto guardare tuuuutte quelle scritte!

L’ho osservato grafologicamente (il mio word non accetta la parola..mi sta dicendo: “o scrivi grafo logicamente o te lo sottolineo come errore” 😦 ) e l’ho anche fotografato per poter condividere quelle che sono state le mie riflessioni a caldo e “rapide” su quanto mi “comunicasse” quella parola incomprensibile che, ne sono certa, parla molto di più agli “addetti ai lavori” di quanto possa comunicare a noi ignoranti. Metto di seguito la foto che ho fatto.. tanto per non passare per pazza furiosa che vaneggia! 🙂

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Si lo so… mamma mia come siete precisini voi! La foto non è il massimo, ma questo è quello che è riuscito a “vomitare” il mio cellulare..va bene?! Ecco.. 😦
Tre cose mi hanno colpito nell’immediato:
la scelta del “colore” (non so se casuale o voluto)
il fatto che sia rovesciata
il fatto che sia angolosa.
Dando per scontato che il colore sia una preferenza.. l’inchiostro nero normalmente è scelto da persone che hanno un carattere “deciso” (sempre perché la parola “aggressivo” la trovo un po’ troppo forte). E’ rovesciata e grafologicamente questa scelta indica una personalità oppositiva. L’angolosa indica e “sottolinea” il carattere fermo e deciso di chi utilizza uno stile come quello in foto.
Presi in considerazione solamente questi tre semplici elementi e unendoli al contesto del luogo dove la scritta è apparsa, la mia mente ha dato risposta alla domanda: “perché la sigla è stata fatta in questo modo?”.. le riflessioni sono state queste:
Il luogo comune vuole, il senso civico vuole che l’essere umano, il cittadino, rispetti tutto quello che è considerato pubblico e bene comune. I più “retti” e “civici” cittadini sottolineano che pagando il servizio non solo deve essere puntuale, ma deve essere decoroso e non “imbrattato” da scritte incomprensibili solamente per il gusto di sfregiare ciò che non è ad uso “personale”. Sapete no? La frase tipica: “voglio vedere se a casa sua ha le pareti conciate come questo vagone!”..Io personalmente non mi azzardo a pensarlo..visto mai che l’autore ha le pareti piene di murales??!! 
Partendo da questo semplice principio e facendo un semplice e breve “profilo” ad uno sconosciuto/a, quelle tre semplici lettere fatte in quel modo, sottolineano che, almeno nel momento in cui ha avuto la voglia di crearle, la sua personale volontà fosse quella di “aggredire” paradossalmente proprio la società..il nero appunto, la rovesciata che, essendo tale, si mette in un punto oppositivo rispetto a quello che, in questo caso, rappresenta il lato sinistro: le regole, l’educazione, l’insegnamento familiare. Infine l’angolosa che, se proprio vogliamo azzardare, è concentrata solamente verso la sinistra e che quindi potrebbe indicare che la protesta, la ribellione è irruenta, forte. E ho pensato che quello “sfregio”, molti di quelli, non fosse altro che davvero uno sfregio, una disubbidienza a tutte quelle cose insegnate e che dovrebbero rendere la società “civile” e che probabilmente hanno creato una situazione tale per quel soggetto da spingerlo al rifiuto di tutti quei princìpi “buoni”, ma poco applicati…o forse no :-).


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Emozioni sulla presentazione del mondo grafologico.. parte due

Buona domenica!!

Continuo a condividere le domande che mi sono state poste durante la presentazione. Una domanda mi ha colpito e riguarda la firma. Voi direte.. ancora??!!! 😦 ebbene si..antipatici!! 🙂

La persona che mi ha posto la domanda è una donna adulta (non si dice l’età, chiaro!!?) la quale mi racconta che ad oggi la sua firma è una “sigla” e non è la classica firma con nome e cognome. Mi racconta inoltre che in adolescenza, per tutta una serie di motivi, ha “dovuto” firmare tutta una serie di documenti. Sapete no?, in banca si lascia la firma digitale e “guai” a cambiarla!Sembra una minaccia e una catena più che espressione della personalità. Perché, vi ricordo, Pulver ha definito la firma “la nostra biografia in sintesi”.. Vi sento sapete?? Che bel coro: “sii lo sappiamo!!”

Tornando all’autrice della domanda, racconta che ogni qual volta è “costretta” a riproporre quella firma, non si sente affatto in sintonia con quanto ha forgiato.

Sempre perché voi siete attenti, e sempre perché io sono prolissa, negli articoli sull’adolescenza una delle cose che ho scritto è che è proprio in adolescenza che si comincia a formare la personalità, il carattere, l’immagine di sé nei confronti del  mondo e della società. Tra le cose che cominciamo a “costruire” in concomitanza con la personalità, è ovviamente la firma. Iniziamo quindi tutta una serie di “prove”e cominciamo a giocare con il nostro nome e cognome. Essendo un’evoluzione, è normale che non sarà la prima firma a rendere giustizia su quello che vogliamo essere e su quello che vogliamo apparire (mi raccomando.. non è “sempre” così, non è una legge). Ci saranno necessariamente dei cambiamenti di forma, di inclinazione di pressione ecc. Voi immaginate di trovarvi in una situazione per cui la prima firma che fate  “per gioco” è la definitiva (come si dice: “buona la primaa!!!”). Non avete né modo né possibilità di poterla “cambiare” migliorarla, parafarla, sottolinearla, curare le iniziali e tutto quello che vi suggerisce l’istinto. Pensate ad un’opera d’arte.. difficile che siano le prime pennellate a parlare di quello che vorreste dire con quel quadro. Ci tornate, fate pause, riprendete il lavoro.

Nel momento in cui, soprattutto in adolescenza, ci si trova a dover assumere e far propria la prima firma fatta, anziché rappresentarci, quasi ci smentisce. E immaginiamo di dovercela portare dietro quasi come un fardello.

È ovvio che nel momento in cui abbiamo modo di poter dire “questa/o sono io” in un contesto che non sia di stampo legale-pubblico-conforme alle regole, si assuma quello che realmente rappresenta cosa siamo “adesso” ad oggi e penso sia altrettanto normale affermare che “quella firma non è mia”.

Al di là di tutte varie ed eventuali spiegazioni oggettive del perché e del percome ci si trovi a dover affrontare una situazione come quella su descritta, questa persona non ha avuto modo di poter costruire sé stessa e poterla modificare nel tempo in concomitanza della crescita e delle variazioni naturali della personalità. Probabilmente ci sarà quindi uno stacco notevole e un “non riconoscere” a prima vista le due firme se messe a confronto. Esattamente come sembrerà che siano firme fatte da due persone completamente diverse. Il che potrebbe essere vero: nel momento in cui si sostiene che la firma fatta in adolescenza non è la propria è logico e consequenziale dire “infatti non sei la stessa persona che eri da adolescente”. È altrettanto vero, che anche avendo un percorso meno “brusco” comunque ci riconosciamo in parte in quello che eravamo.. proviamo quasi tenerezza nei confronti del nostro Io adolescenziale, ma comunque per quanto possa maturare e modificare la nostra firma, le basi sono state fatte proprio in adolescenza.

Come ho detto “a prima” vista potranno sembrare completamente diverse: una sigla sicuramente non è un nome e un cognome..ma il tratto, la curva o lo spigolo, la pressione quelle saranno indicative per renderci conto che sì, di “forma” sono diverse, ma non lo sono nelle sfumature.

A presto!


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Emozioni sulla presentazione del mondo grafologico..

Buongiorno!!!!

Sicuramente sarete stati attenti e vigili e, oltre a notare che il blog ha avuto un arresto (cardiaco!! 🙂 ), avrete sicuramente notato che ieri, per mia grande gioia e soddisfazione, ho realizzato la mia prima presentazione sul mondo della grafologia.

Esperienza fantastica e da ripetere (spero presto!) perché gli spunti avuti sono stati tanti e tutti molto interessanti e, visto che ho fatto la lettura dell’aura e mi è stato detto che il mio colore, dal gomito alle mani, è verde (generosità a gogo!!), sono pronta a condividere con voi le domande e le risposte che si sono create durante la presentazione.

Naturalmente non ci sarà un solo articolo (non potrebbe definirsi tale, ma assomiglierebbe di più a un tomo pesantissimo), perché le domande che mi sono state poste sono state diverse e anche di commenti ne ho recepiti parecchi.

Una delle domande che mi è stata fatta è: “si può capire dalla scrittura se si tratta di un uomo o una donna?”.

La mia risposta personale è stata “Ni” e vado a spiegare: nei vari articoli fatti, una delle cose che ho scritto è stata “normalmente la scrittura femminile tende ad essere più rotonda ed accogliente con più curve, grande, mentre la grafia maschile si presenta di norma più angolosa, rigida, piccola”. È altrettanto vero però, che ho elaborato un articolo su Jung e la scrittura Anima e Animus.

Da qui quindi, il mio “ni” alla domanda. È vero che ci sono scritture clamorosamente “femminili” gonfie, rotonde, curve, con segni vezzosi, narcisiste. Esattamente come ci sono scritture inconfutabilmente “maschili”. Ma noi esseri umani difficilmente siamo o completamente bianchi o completamente neri.

Come i profumi: normalmente i profumi dolci si associano e creano attrazione nelle donne e profumi acri attirano l’olfatto maschile. Ma questa “statistica generale” non fa giustizia nei confronti di tutti coloro che non amano profumi acri e non sono attratti da profumi decisamente dolci (io per esempio preferisco profumi maschili 🙂 ma lo so.. non sono normale!!). Facendo una trasposizione dei profumi sulla grafia, la teoria è presto tratta: la scrittura maschile può avere elementi femminili senza per questo inficiare sulla “mascolinità” dell’individuo così come una scrittura femminile può avere un aspetto angoloso duro e rigido non togliendo il lato femminile.

Per questo il grafologo nel dover fare un’analisi ha necessariamente bisogno di avere informazioni sul sesso dello scrivente. Anche semplicemente per cogliere gli aspetti sensibili eventualmente presenti in un uomo e cogliere la capacità decisionale e da leader in una donna.

Da questa domanda ne è presto scaturita un’altra: “quindi gli omosessuali hanno scritture tonde e accoglienti?”. Purtroppo non conosco molte persone che hanno fatto una scelta sessuale diversa dalla mia, ma posso comunque dare una mia opinione avendo avuto la fortuna di conoscere un ragazzo e una ragazza che hanno rispettivamente un compagno e una compagna.

Non voglio essere saccente né parlare di argomenti di cui non sono particolarmente preparata, so che, come in tutti i rapporti, c’è una scelta di ruoli all’interno della relazione e questo forse (e sottolineo “forse”) può in qualche modo influenzare anche la grafia. Parlando di questi due esempi che ho avuto sotto gli occhi, vi posso dire che osservando la scrittura del ragazzo, questa appariva con evidenti segni femminili, mentre la scrittura della ragazza era piccola, angolosa molto “inchiostrata”.

Niente panico!!! Non è una regola che se il vostro compagno/a ha una scrittura come su detto sia per forza di cose attratto da persone del suo stesso sesso.

Una cosa che io personalmente ho dedotto è che in grafologia bisogna essere cauti sulle “generalizzazioni”. Nonostante i notevoli ed autorevoli studi su com’è la scrittura di un serial killer, per esempio, o di ragazze anoressiche o altre tipologie, io parto dal presupposto che seppure si riscontrano segni evidenti che accomunano le grafie dei serial killer, non si può sostenere che trovando quegli stessi segni nella grafia di un individuo “comune”, indiscutibilmente quel soggetto è o sarà prossimo a compiere omicidi seriali.

Come il detto “una rondine non fa primavera e le grafie non “catalogano” gli individui”. 🙂

A rileggerci al prossimo articolo!


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Rumori di passi

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Dipingere sul muro!! Un sogno di bambina che si realizza.
I sogni hanno le scarpe e camminano, camminano, finché non incontrano una mano che li realizza. Eccola qua, la mano di un bambino che nella sua, oltre al pennello, tiene anche la mano di una bimba, ormai grande. Aldilà della bellezza della realizzazione,) devo dire che dipingere sui muri è complesso e faticoso e richiede pazienza, soprattutto per la posizione da tenere mentre si dipinge.
Seguite i vostri sogni e se ascoltate un rumore di passi be quelli sono i vostri sogni.


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La stella

cuore

  C’era una volta una bambina nel deserto. Si era persa mentre con una carovana, attraversava le distese di sabbia gialla. Si era allontanata per scivolare sui lunghi pendii sabbiosi, da sola, lei stava sempre da sola e aveva perso l’orientamento. La sua carovana non c’era più. Girava lo sguardo da ogni dove. Dove avrebbe dormito? E l’acqua? Come avrebbe fatto senza acqua? La notte stava arrivando e con essa il gelo. La bambina era sola e dispersa nel deserto. Decise di scavare una buca e di mettercisi dentro, ricoprendosi con la sabbia, come se fosse una coperta. Ma non riusciva a dormire, la paura la teneva sveglia e nel cielo non c’era nemmeno una stella ad illuminare il buio. La luna offuscata era seminascosta dalle nuvole. Chiuse gli occhi e pensò intensamente alle cose più belle che le erano accadute. Ma non funzionava. Allora cominciò a pregare. Chi? Cosa? Qualcuno. Nessuno le aveva insegnato la preghiera ma sapeva che esisteva la luce oltre quel buio e che quella luce poteva aiutarla. Le apparve, negli occhi chiusi, un cavaliere che le sorrideva con un sorriso dolce, vero e rassicurante. Un sorriso così luminoso che ne nacque una stella. Il cavaliere prese la stella nella mano e gliela porse e poi scomparve. Quando la bambina riaprì gli occhi vide in cielo una unica luminosissima stella che le sorrideva dall’alto. Si ricordò della storia dei Re Magi e del sorriso del cavaliere e decise di seguirla. Camminò e camminò in direzione della stella finchè non arrivò l’alba a portarla via. Ma la stella l’aveva portata vicino ad un’oasi. In lontananza vide palme, uomini, la vita. Era salva. Quel sorriso l’aveva salvata, quella stella, quella preghiera. Mentre camminava verso l’oasi continuava a ripetere grazie, grazie, grazie e decise che dal quel momento in poi avrebbe regalato i suoi sorrisi a chiunque avesse incontrato e avrebbe insegnato a tutti a fare altrettanto. Perchè un sorriso può essere per qualcuno una stella che indica la via e che gli salva la vita.

In ogni sorriso c’è un cuore e una stella da donare e da accogliere.