La danza delle peonie

Mio padre ha un bellissimo giardino che  si è risvegliato silenziosamente. Si è vestito di un verde molto brillante, ancora gonfio di pioggia.

Rosso, rosa, lilla, bianco lucente: la natura  “variopinge” i fiori, quasi volesse chiamare tutti a sé, chiede almeno uno sguardo…

Come ogni anno non resisto e mi cibo dei colori e dei profumi della stagione. Resto in religioso silenzio mentre si affacciano le timide fanciulle, le corolle che richiamano gli insetti, ancora un po’ storditi.

"Peonia petalo a petalo palpiti, ti apri, ti ricomponi" Ogiwara Seisensui

Ma lo spettacolo che sempre mi atterra e mi lascia in uno stato di beata ammirazione è la danza delle peonie.

Si affaccia il bocciolo verde, quasi a voler zittire tutti, resta tronfio in mezzo alle sue foglioline accoglienti, fa una piroetta ed esplode in un miracolo antico e orientale: il fiore della peonia. Estremo e delicato. Fiore fragilissimo e divino. I petali impalpabili catturano il vento in un ballo armonioso, lo lasciano andare e si adagiano stanchi.

Al di là dell’oggettiva bellezza, ero curiosa di conoscere il suo significato e ho scoperto che in Cina e in Giappone era venerato come portatore di fortuna e di amore felice.

Presso gli antichi greci si raccontava che Peone, medico degli Dei e forse figlio di Asclepio, venne chiamato a curare Ade ferito da Eracle. Fu così bravo che suscitò le invidie di suo padre, il famoso dio della medicina. Ade per riconoscenza lo trasformò in una pianta di peonia, bellissima e immortale, dai poteri curativi molto forti.

Un’altra leggenda racconta che Peone diventò una peonia, perché ne diede il succo da bere a Leto (Latona) per aiutarla nel difficile parto dei due gemelli Apollo ed Artemide.

Nel medioevo la peonia fu accostata alla Madonna, e i marinai la utilizzavano come amuleto contro i pericoli in mare. Proteggeva anche dalla magia e dal malocchio. Semi di peonia si appendevano al collo dei neonati contro il maligno e per buonaugurio.

Comunque si voglia raccontare, la peonia è collegata all’amore e alla fertilità femminile, a quella parte che mi ricollega all’intima mia essenza. Cerco di seguire quel ritmo e a volte mi appare frenetico e fagocitante.

Ma devo ricordare quanta ricchezza mi dona ad ogni mia rinascita di primavera. Mi sento invitata a danzare e se i miei petali dovessero essere rovinati dal vento, invocherò Peone. Basta aprire gli occhi per captare i nostri richiami.

Niente a caso, nemmeno l’infinita bellezza dei passi di questa danza, fugace eppur così potente!

Alessandra

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