“e voi come scrivete?”

A cura di Mary Muratori

Ebbene sì, ancora un altro articolo sulla grafologia! Mi domanderete ma a quando gli esempi pratici? Effettivamente la teoria ci vuole ma meglio non abbondare.. quindi cercherò di scrivere meno concetti generici e dimostrarvi cos’è “praticamente” la grafologia.

Su non disperate, questo di articolo sarà corto.. forse!

L’Arigraf è associata alla Societè Francaise de Graphologie e utilizza quindi il metodo della scuola francese. La scuola francese si basa anche sulla “prima impressione” ossia tutto quello che un foglio scritto “racconta” al grafologo che osserva l’insieme di tutto il tracciato.

Per esempio: voi, dovendo scrivere su un foglio bianco.. lo riempite completamente oppure lasciate margini bianchi?
Anche l’impostazione che usate sul foglio racconta un po’ di voi..e non inventate scuse dicendo che il foglio è troppo piccolo e avete tante cose da dire, ma che di norma lasciate spazio al foglio!!
Magari osservando come avete scritto domandatevi: sono un po’ tendente all’invadente, ho bisogno di tutta l’attenzione possibile dell’altro, oppure.. W la razionalità sempre e comunque?
Ebbene sì.. lo confesso: anche il bianco del foglio “parla”, strano a dirsi vero?

Anche la scelta del colore dell’inchiostro parla, come parla anche la scelta della penna a punta fine o a punta grossa. Pensavate che solo le cose scritte parlassero eh? E invece no! Quello che scrivete è solo la metà di quello che dice la vostra scrittura.. paura eh?!!

Come ho detto nell’introduzione, la scrittura non rivela segreti inconfessabili, ma mette in luce parti di voi che magari in fondo in fondo sapete di avere, ma non volete che emergano.

Facendo quindi un sunto degli elementi detti fino ad ora, il grafologo osserverà come riempite lo spazio del foglio, se lasciate che anche il bianco parli, se la vostra scrittura è grande o piccola, se è curva o angolosa, se mantenete il rigo o andate “storti”, dove e come ponete la firma, se avete una scrittura legata o “giustapposta”.
Osserverà come farete le lettere definite grafologicamente “affettive” le a e le o e le lettere affettive “derivate” la g, la d e la q. Piccola “chicca”… se sentite dire da qualche amica che i rapporti con l’altro sesso sono “buoni” ditele di farvi una bella D: se l’asta (che rappresenta il maschile) è distaccata dal tondo (rappresenta il femminile) non datele retta: mente spudoratamente!!!!

Da quando mi sono diplomata ho avuto modo di fare ritratti grafologici avendo delle reazioni a quello scritto direi “contrastanti”. C’è chi ha confessato di essere rimasta “basita” per la veridicità, chi ha scritto “meglio non regalarti fiori con un biglietto scritto: potrebbe rimanere in “mutande” senza saperlo!” (che scostumata!!!). Chi invece ha “contestato” e “negato” con veemenza il carattere che ne usciva dopo l’analisi, chi ha “confermato” tutto quello scritto.

Una mia amica sostiene che questa è la mia strada perché la curiosità che ho nei confronti delle persone, la “passione” che metto nel cercare di capirle un po’ più nel profondo.. o mi avrebbero indirizzato verso la “psicologia” o verso la “grafologia” e… ricordandovi che mi piace molto scrivere.. non potevo che scegliere di diventare grafologa!

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