La favola della vita

“I racconti sono la rivelazione più profonda del pensare e del sentire dei popoli. Non c’è altro luogo nel quale si incontri tanto direttamente l’anima del popolo nelle sue occulte sofferenze, nei suoi poteri vittoriosi e nei suoi più puri rimpianti, come quando se ne ascoltano le fiabe. È come se una memoria primordiale fosse la sorgente di un ruscello che porta i motivi di generazione in generazione.”
(Rudolf Mayer)

Piuma
Piuma

Ho una vera passione per le favole, ce l’ho da quando un giorno di tanto tempo a fa a casa di mio cugino trovai una enciclopedia a volumi con tutte le favole del mondo, fu amore e meraviglia e ogni volta che andavo da lui ne leggevo più che potevo. Poi ho comiciato a ad avere dei libri miei che ancora custodisco con grande rispetto.
Le favole mi portano in mondi meravigliosi in cui sono la principessa da salvare o il bambino pieno di forza oppure l’astuto animale risolvi tutto.
Di recente ho scoperto quanto sia bello anche scriverle e mi sono tuffata in questo mondo di parole come una bambina e ogni volta ne esco con un meraviglioso “dono magico”.

Eccovi un piccolo accenno sulla storia della fiaba e sul suo valore.

Storie nate per i bambini, le fiabe rientrano in quell’immaginario collettivo che fa parte della cultura e delle tradizioni dei popoli che le hanno tramandate oralmente di generazione in generazione in tempi in cui la scrittura era praticata poco o nulla, rappresentando, in modo simbolico, riti, usanze, costumi e per sognare un mondo migliore e/o diverso da quello esistente in cui forse erano costretti a vivere.
Fa molta impressione vedere come ogni popolo usi motivi e immagini simili nelle sue fiabe in tutto il mondo, ovviamente ciascuno con le proprie caratteristiche.
Raccontando fiabe ai bambini, facciamo in modo che questa ricchezza, questo filo non si spezzi, non si interrompa e non si perda.
Nel racconto della fiaba si esce per un momento, ogni giorno, dal tempo frenetico del quotidiano, dando spazio alla parola calma di chi narra e al silenzio di coloro che ascoltano.
Si alimenta allo stesso tempo la devozione per qualcosa di superiore che viene richiamato in quei momenti: il mondo delle immagini archetipe.
Possono essere considerate figure riprodotte e reinventate di volta in volta in quel mondo fantastico e magico proprio del bambino, utilizzato da questi per controllare l’angoscia derivatagli dalla non conoscenza del mondo stesso e per riuscire a riconoscerle ed interiorizzarle, quindi a renderle vere.
Il bambino è ricco di fantasia, è del tutto legato alle immagini e il miglior nutrimento che può ricevere è il racconto delle fiabe ma anche l’adulto può attingere a questo universo magico.
Le spiegazioni razionali, i discorsi astratti vengono accolti dal bambino come qualcosa di vuoto e senza senso, nelle fiabe vengono descritti temi legati allo sviluppo degli ideali dell’umanità, il bene viene trovato sulla strada della lotta contro il male in un linguaggio che nel bambino è vivo e assimilabile. Chi durante l’infanzia ha potuto ascoltare molte fiabe riesce più facilmente a comprendere, da adulto, l’idea dello sviluppo personale e dell’autoeducazione.
Il viaggio e le avventure del figlio del re per sposare la principessa vengono allora riconosciuti in se stessi come la ricerca del proprio essere superiore: congiungersi con esso è lo scopo di ogni sviluppo interiore.
L’opportunità di immedesimarsi in determinati personaggi fantastici permette l’identificazione con figure mitizzate ed idealizzate della propria coscienza esorcizzandole e quindi trascendendo fantasmi inopportuni che hanno abitato o abitano ancora la nostra esistenza, dando vita idealmente ad un possibile sogno da realizzare o a un eroe da emulare.
Se prendiamo coscienza del vero contenuto del racconto, che parla di esperienze interiori, comprendiamo parola per parola ciò che esso significa.

Un giorno per gioco ho scritto sul treno una fiaba che parlava di una principessa che vuole avere un abito bellissimo per il suo matrimonio e che chiede al sole di regalargli i suoi raggi per tesserlo ma il sole le dice di guardare dentro di sé perché la sua vera bellezza è lì e nell’amore che il principe ha per lei e così accade, il giorno delle nozze tale è l’amore che unisce i due che lei è bellissima pur avendo un abito semplice e non particolarmente bello.
Mi ha dato serenità rileggere quella fiaba dopo qualche giorno e ho poi continuato a scrivere nei momenti in cui mi sentivo meno sicura di me. Quando ho sentito dentro di me una nuova vita che nasceva ho cominciato a scrivere per il mio bambino e per me nello stesso tempo, scoprendo che attraverso le parole delle mie fiabe ascoltavo, accoglievo e sedavo le mie insicurezze e le mie paure per il nuovo compito che mi attendeva e trovavo una soluzione semplice ai miei dubbi. Mi hanno aiutato e lo fanno ancora perché nella semplicità di poche parole, rileggendole, riesco spesso a trovare me stessa e trovare sicurezza.
La fiaba è divenuta così per me il luogo protetto in cui esprimere le mie paure e le mie angosce e dove trovare le eventuali soluzioni alle problematiche che le inducono.Dalle parole sono passata ai colori e le immagini che tenevo dentro le ho messo anche sui fogli nel mio modo, con collage di mille materiali e mille colori cosi come mille sono le letture e i personaggi che possono nascere. Una rocambolesca successione di parole, scritte, stracciate, incollate, colorate.
Ora le condivido in questo spazio e chissà che a a qualcuno non venga voglia di scriverne di sue, arricchendo cosi un patrimonio culturale e ancestrale cosi importante.
Buona favola della vita

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One thought on “La favola della vita

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  1. Bel consiglio!
    Se avessimo tutti la forza di raccontare la storia del nostro lupo cattivo, riusciremmo anche ad ucciderlo, no?
    Se non altro, riusciremmo a trasformarlo in una avventura, e potremmo capire che un po’ ci appartiene.

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