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LA STORIA DEL PAPAVERO BIANCO

7 commenti

Cosa accade se due persone si incontrano e si aiutano a trovare  i doni che ognuna di loro porta dentro di sè??

Accade che un papavero bianco diventa rosso e un raggio di sole impara a sorridere.

Papavero

Papavero

C’era una volta un grande campo di papaveri in un posto qualunque della terra.
In mezzo a queste migliaia di papaveri tutti spavaldamente rossi ne era nato uno piccolino e
completamente bianco.
Lui non guardava mai il sole e si nascondeva sempre sotto gli altri fiori per non farsi vedere e
per questo motivo era bianco.
I raggi non arrivavano mai a toccarlo e a dargli un pò del colore che gli mancava, il colore
della vita.
Ma un giorno un raggio di sole sfuggito al suo padrone sole, vagando qua e là per il mondo,
vide questo meraviglioso campo di papaveri e ne rimase così affascinato che volle avvicinarsi
per vederlo meglio.
Mentre danzava nell’aria inebriandosi dei riflessi rossi dei fiori, intravide il piccolo papavero
bianco che impaurito cercava di nascondersi.
Il raggio di sole si avvicinò a lui e volle toccarlo e parlargli e giocarci.
Lui aveva visto al di là della sua diversità o meglio aveva intravisto proprio nella sua diversità
quello che stava cercando nel suo peregrinare.
Si avvicinò e lo avvolse con la sua luce e il suo calore per fargli sentire la bellezza della vita.
Il piccolo papavero alzò la sua corolla verso di lui per guardarlo e abbagliato da tutta quella
quella luce si lasciò cullare.
Il raggio toccando i petali del piccolo papavero li fece diventare di un rosso così splendente
che comunque il papavero si distinse dagli altri ma questa volta col colore della vita non col
colore della paura.
Dalla lacrima di gioia del piccolo papavero nacque il sorriso del raggio di sole e insieme
illuminarono il campo intorno a loro.

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7 thoughts on “LA STORIA DEL PAPAVERO BIANCO

  1. Adoro le piccole storie di straordinarie magie. E adoro le piccole cose della natura che riesce sempre a farmi spalancare gli occhi con il mistero dei suoi sortilegi.
    Non è difficile immaginarlo, quel piccolo fiore impaurito, quasi sepolto dalla spavalderia dei suoi simili più alti e sicuri di lui. Né è impossibile riuscire a vedere la maestosità del Sole che si fa piccolo per non bruciare quella creatura delicata ma infonderle, al tempo stesso, calore e colore.

    Grazie, per questa favola che ci fa tornare nel mondo del candore infantile, dove, se più spesso effettuassimo delle rimpatriate, troveremmo quel conforto, quella morbidezza e quella serenità di intenti e pensieri di cui abbiamo tanto bisogno.

    • Grazie di questo bellissimo commento fatto di cuore e anima. Mi ha emozionato molto leggerlo.

      • Apprezzo molto le persone che sanno guardare alle piccole cose… E’ avendo perduto di vista i particolari e limitandoci a volare alto (leggi: “in superficie”) che perdiamo tanto di quel miracolo gratuito che è la vita… Perciò sono io che ringrazio te… 🙂

  2. Capperi, ho letto la tua storia, veramente lascia senza fiato…fa riflettere su come delle volte basta poco per essere migliori sia che si da, o che si riceve

  3. A volte si ha paura di uscire dal guscio…di tendere la mano…di aprire il proprio cuore…e di far trasparire i nostri colori…eppure conoscendo la persona straordinaria che sei…fai capire che non bisogna aver paura di tendere quella mano a quel raggio di sole che spesso copriamo con il nostro ombrello protettivo…e dopo…e’ tutto un’arcobaleno! Brava carissima Stefania! Tu hai un’infinita’ di colori con cui dipingere la vita!…e quella degli altri.

  4. Grazie Maria….di cuore

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