La storia del semino vagabondo

La vita è un dono che germoglia dentro di noi.

 

C’era una volta un semino vagabondo.

Vagava per il mondo per conoscere ogni cosa.

Aveva deciso che non si sarebbe mai fermato in un posto preciso ma che la sua vita sarebbe stata sempre in movimento.

Un giorno giunse in piccolo paese in riva al mare.

Un luogo simile a tanti altri ma che quando lo vide lo colpì.

Lui non aveva mai visto il mare.

Rimase a bocca aperta dinanzi ad esso.

Decise di rimanere qualche giorno vicino a questo grande gigante blu, voleva conoscerlo.

Durante il suo soggiorno, un pesce, vedendolo, venne a galla incuriosito.

I due fecero amicizia e il semino gli raccontò le storie fantastiche dei posti che aveva visitato.

Affascinato da questi racconti il pesce invitò i suoi amici ad ascoltarlo e ogni giorno ne arrivarono di nuovi.

Era cosi bello poter condividere la propria storia con qualcuno, pensò il semino.

Venne l’inverno e i pesciolini dovettero abbandonare quel mare per posti più caldi e salutarono il semino che si ritrovò di nuovo solo.

Decise di riprendere il suo cammino ma non trovava più gioia nel fare il suo percorso da solo.

Ora che aveva conosciuto la gioia della condivisione non voleva più ritrovarsi in solitudine.

Giunse, così, in una città grigia e affollata.

Pensò che era brutta e buia e che voleva andarsene.

Ma un vento gelido lo trasportò su un balcone di un grosso palazzo grigio e sporco.

Non sapeva che fare era infreddolito e anche impaurito.

Si guardò intorno e vide un piccolo vaso solitario pieno di terra.

Pensò di riposarsi un po’ sotto la terra.

Entrò nel vaso si coprì e si addormentò, ignaro di ciò che stava accadendo.

Dormì per lunghi mesi mentre il suo piccolo corpo subiva grandi trasformazioni.

Arrivò la primavera e al posto del semino comparve una rosa profumata e bellissima di colore bianco.

La famiglia che abitava nell’appartamento su cui si affacciava il balcone, vedendo spuntare dalla terra un piccolo germoglio, lo aveva curato per tutto l’inverno con

acqua e amore.

Il semino divenuto rosa si sentiva così bene in quel posto, nessuno lo aveva mai curato e la cosa lo riempiva di grande gioia.

Ogni giorno gli davano acqua e ogni giorno vedeva i preparativi delle persone della casa prima di andare a scuola e in ufficio, la cena e ascoltava i capricci del bambino che ogni tanto si sporgeva per annusarlo, insomma si sentiva parte di quel mondo.

Ma il tempo passava e le giornate stavano diventando fredde.

Il fiorellino pensò che presto il gelo lo avrebbe fatto seccare e impaurito fece una preghiera al Signore:

Oh Signore fa che io possa rimanere con loro!

Il Signore chiamato dai suoi angioletti ascoltò la preghiera del piccolo fiore e commosso decise di accontentare il semino.

Arrivò l’inverno e il semino, ormai fiore, salutò i suoi amici coi suoi petali sparsi sul balcone, e poi si addormentò.

La mamma li raccolse e li mise in un sacchetto.

Quando si svegliò si rese conto che non era più nella terra. Ma dov’era?

Un posto caldo e confortevole, sentiva suoni attutiti e carezze e poi quanta acqua intorno a lui.

Acqua dolce e calda.

E quella sensazione di carezza che ogni tanto sentiva addosso cos’era?

Anche la donna si accorse che qualcosa in lei era cambiata. Aspettava un bimbo, un bimbo inatteso giunto col freddo sulla scia di quei petali di rosa.

Grande fu la gioia ora avevano un altro semino da cullare e amare.

Avevano raccolto i petali di quell’unica rosa in un sacchetto e quando il bimbo venne al mondo lo misero nella sua culla, inconsapevoli che dall’amore di quel fiore era venuto al mondo quel bimbo.

Ora anche lui aveva una casa e una famiglia.

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